INFORMAZIONI e SCUOLE

Il Palazzo
MUNICIPALE

di Valeggio sul Mincio


LA STORIA
Stampa del Palazzo Municipale - metà del XIX sec.

L'edificazione del nostro municipio risale alla seconda metà del XVIII secolo, in una stagione segnata sia dal lento dissolversi delle istituzioni venete, sia da uno straordinario fervore di rinnovamento del tessuto urbano valeggiano. In quel tempo, valenti architetti veronesi stavano sovrintendendo a grandi opere che ancora oggi caratterizzano il centro storico cittadino: Adriano Cristofali e, successivamente, Anton Maria Lorgna attendevano al cantiere della costruenda grande chiesa parrocchiale di San Pietro in Cattedra; Piero Ceroni era impegnato nella realizzazione di palazzo Guarienti; altri architetti edificavano Villa Verzeri Sagramoso Portalupi, i palazzi Carteri, Carpani, Fava, Bazzoli, quello della locanda All'Angelo, ricostruivano il palazzo Borghetti e la chiesa parrocchiale di San Marco in Borghetto. Accanto a questi importanti interventi, dobbiamo ricordare che molte abitazioni private vennero restaurate o riedificate in forme più ampie e funzionali. La piazza centrale, sorta nel punto in cui la strada di Marengo confluiva in quella mantovana o del tirolo, assunse in quegl'anni la fisionomia che ci è nota quando fu arricchita, sul lato meridionale, dall'imponente volume del Palazzo Municipale: la cui facciata è caratterizzata dall'alto portale di ingresso, incastonato fra forti colonne bugnate che sostengono un importante balcone su cui si apre la porta della vasta sala consiliare; il timpano sommitale, che include l'orologio ed è sormontato da un elegante campaniletto marmoreo con banderuola, sottolinea le rigorose forme neoclassiche della struttura. La più tarda selciatura delle strade, la realizzazione di due pozzi ad uso pubblico e l'installazione dei lampioni ad olio per l'illuminazione notturna della piazza, migliorarono decisamente l'aspetto urbanistico di una Valeggio ancora racchiusa fra le mura, le torri, i fossati scaligeri e i grandi Broli cintati delle Ville del patriziato veronese. Le ragioni di questo particolare momento di trasformazione e rinascita settecentesca della nostra cittadina, devono essere ricercate negli avvenimenti del secolo precedente.

Nel lontano maggio del 1631, dopo un anno di esilio in Verona, superate le tragiche conseguenze di una devastante pestilenza e di una disastrosa guerra, i 771 valeggiani superstiti (erano partiti in poco più di 1800 ), rimisero piede in una Valeggio quasi completamente rasa al suolo. Fra le macerie delle case bruciate, quell'esigua schiera di uomini e donne dopo un primo momento di comprensibile smarrimento, iniziarono la lunga e faticosa opera di ricostruzione, morale e materiale, della comunità e del luogo in cui affondavano le loro radici culturali. Per ritornare ai livelli di vita precedenti il 1630, sia dal punto di vista numerico che economico, i valeggiani impiegarono più di un secolo e, proprio verso la fine del 1700, maturarono i frutti di anni di duro lavoro di tante generazioni: le campagne e le attività artigianali erano tornate a produrre, il centro abitato era ormai completamente ricostruito e le case erano edificate in corsi di solidi ciotoli fluviali, non più lignee con i tetti scandolici o pagliarici come quelle bruciate nel Seicento. La realizzazione del Palazzo Municipale significò proprio il coronamento di un sogno iniziato fra le ceneri di un paese distrutto, il solenne completamento di quella nuovaValeggio che, prosperosa e civile, nelle aspettative dei nostri antenati avrebbe dovuto affrontare il nuovo secolo, il 1800, con tutti i presupposti di una vita migliore.

Piazza Carlo Alberto - catasto Napoleonico 1808
Purtroppo, la repentina fine della Repubblica di Venezia, che governava i nostri territori da quasi quattrocento anni, provocata dalle armi repubblicane transalpine, guidate dal ventisettenne generale Napoleone Bonaparte, mutò il corso della storia.
La nuova reggenza amministrativa, dopo i guasti bellici mise in atto tutta una serie di misure rivoluzionarie: proclamò l'uguaglianza di tutti i cittadini ed abolì i privilegi dell'aristocrazia, del clero e ne confiscò i beni, chiuse i luoghi di culto, emanò un nuovo codice di diritto civile, istituì il catasto urbano, diede un nome alle vie e ne numerò le case, cambiò le unità di moneta e quelle di misura, spostò i cimiteri fuori dai centri abitati, diffuse la leva obbligatoria, riformò l'amministrazione pubblica e, nel 1806, fece aprire in Valeggio l'Ufficio di Stato Civile.
Fu una svolta epocale che trasformò usi, costumi e cultura dei valeggiani del tempo. Durante il breve dominio francese (1805-1815), anche il Palazzo Municipale subì sostanziali trasformazioni. Solo il piano nobile rimase ad uso pubblico, il pianterreno, l'intera ala est e una parte dell'ala ovest, due locali a piano terra e due al primo piano, furono alienati ai privati e trasformati in abitazioni o destinati ad uso commerciale e artigianale. Sul lato sinistro dell'edificio, a pian terreno, fu aperta la prima bottega di caffè in Valeggio. Una singolare descrizione di come era il Palazzo Municipale, nei primi anni dell'Ottocento, è possibile ricavarla dall'opera di Don Andrea Carpani, Il Natale del 1800 a Valeggio, pubblicata nel 1843. L'utore, che in età infantile fu testimone del tragico sacco del paese perpetrato dai francesi, la sera del giorno di Natale del 1800, fra le righe del suo libro descrive le vicessitudini di una guardia campestre, al servizio del Comune di Valeggio, coprendo le vere generalità del protagonista con lo pseudonimo di Arnoldo:


"Arnoldo ...Entrato dunque a servigio, ed al Soldo presso al Municipio, tanto era il suo zelo, la sua avvedutezza, e la puntualità con cui Egli spacciava ogni bisogna, che, non andò guari, ch'Ei s'ebbe di punto bella, e guadagnata l'affezione de' suoi Signori, non che di tutto il Paese... Abitava in un angusto, e povero Casolare, situato dentro al Cortile, detto anche adesso Cortile del Comune; appunto perchè quivi stà eretto il Palagio del Municipio; che allo interno poggia sopra di esso, e colla facciata esterna, viene a mettere di rispetto alla Piazza... Havvi nel mezzo una gran Porta; per entro alla quale trovi un ben alto, e spazioso Androne, o vogliam dir Porticato interiore; traversando il quale dal lato della Piazza, si viene a riuscire ad un'altra Porta eguale di fronte per cui si entra in Cortile...
V 'avea a que' dì sulla Piazza, anzi contiguo a quest'ingresso del Municipio un'Officina di Falegname, che lavorava in tarsie, e in doghe d'ogni maniera per Botti, Secchie, Tini, Mastelli ad uso di Vino...E siccome queste Zacchere, e questi Arnesi occupano molto spazio; ed Egli non potea, quand'era sull'imbrunir della notte, raccorli tutti a ricetto dentro all'angustie della sua Officina; così ogni giorno, quando suonava l'Ave Maria, veniva Egli bel bello rotolando le Botti più grosse, e le Veggie che gli restavano fuori pel lavorìo della domane, al coperto di questo Androne del Municipio; tantocchè non rimanessero qui sulla Piazza, quasi dire, a chi le vuol, se le pigli.
... Qui però a torre ogni equivoco, è da notare, innanzi tratto, una cosa; che cioè cotesto Atrio di cui parliamo, per saggio provvedimento de' Municipali, succeduti a quelli che reggevano allora, è stato munito ora d'Imposte di grosso abete ben salde, (cosa, che non v'era a que' giorni), per cui, restando chiuso di notte, non v'ha più luogo a quel libero entrare, ed uscire, che solevasi usare a quel tempo; e rimane così tolto un luogo d'agguato a'mariuoli, e levata quivi per questo modo ogni occasione di rifare ad altri il mal giuoco, e la festa, che venne fatta, come son dietro a contare, al nostro povero Arnoldo".


Piazza Carlo Alberto ai nostri giorni
Dal 1815, il Veneto fu assoggettato alla corona austriaca ed il nostro Municipio divenne sede dell'Imperial Regia Deputazione Comunale fino all'annessione al Regno d'Italia, avvenuta nell'ottobre del 1866. Nel 1831, duecento anni esatti dopo la famosa pestilenza seicentesca, la popolazione valeggiana contava 4539 anime. Dopo il plebiscito di unificazione, nell'estate del 1867, la nuova amministrazione, finalmente italiana, dovette affrontare le funeste conseguenze dell'ultima epidemia di colera che ha colpito il nostro territorio.
In quegl'anni, la piazza venne dedicata al re Carlo Alberto di Savoia (1798-1849), padre del primo re d'Italia Vittorio Emanuele II.
Superato un successivo periodo di instabilità istituzionale, iniziò nel 1873 la serie dei Sindaci che hanno retto le sorti del nostro comune.


Negli anni trenta del XX secolo, alcuni edifici che si affacciavano sul cortile interno del Municipio, furono destinati ad uso scolastico ed a cucina popolare, un'istituzione questa che provvedeva a garantire un pasto caldo alle numerose famiglie indigenti del paese; gli iscritti alle liste di povertà erano duemila nel 1934. Dopo il secondo conflitto mondiale, il cortile e gli immobili retrostanti il palazzo furono venduti ai privati, e fu chiuso e ridotto a finestra il passaggio dall'atrio municipale.

Nel 1958, l'amministrazione comunale diede inizio ad un primo sostanziale restauro della propria sede. In quell'occasione, il grande portone di legno, che chiudeva da più di un secolo l'entrata, fu sostituito da una cancellata vetrata, furono risistemati e ritinteggiati gli ambienti interni, ammodernati gli uffici, eliminata la stanza da letto per gli ospiti illustri e la sala consiliare fu dotata di un grande tavolo ovale di cristallo.

Altre sistemazioni si sono susseguite fino al radicale rifacimento portato a termine in questi giorni che ha restituito a Valeggio uno dei suoi palazzi più belli e significativi.

07.02.2012